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19.10.2007.

A Gnjilane, nel Kosovo orinetale, sulla chiesa ortodossa serba, attaccanti sconosciuti, stamattina hanno gettato una bomba che per fortuna non è esplosa, ha comunicato il servizio poliziesco kssovaro. Il portavoce del servizio poliziesco kosovaro nel territorio Ismet Hašani, ha dichiarato che sembra che si trattasse della bomba molotov che non ha causato maggior danno sulla chiesa e sui palazzi vicini. Hašini ha dichiarato che la guardia della chiesa ne aveva informato la polizia. L’indagine è in corso e ancora nessuno è stato arrestato. I serbi locali affermano che sono stati gettati tre molotov con chiara intenzione di infiammare la chiesa. L’arcivescovo del tempio Svetislav Trajković, ha dichiarato che questo incidente a Gnjilane aveva turbato i cittadini serbi e va interpretato come un messaggio che serbi debbano abbandonare le proprie case.  


Il Governo di Serbia ha respinto ormai ogni possibilità che la questione del futuro arredamento del Kosovo e Metohija si muovi dal Consiglio di sicurezza dell’ONU e che sia trasferito a una conferenza internazionale, è stato detto all’agenzia Beta, dal gabinetto del primo ministro di Serbia Vojislav Koštunica. È stato rilevato che il piano di Martti Ahtisaari è fallito nel Consiglio di sicurezza dell’ONU e che ogni iniziativa degli Stati Uniti e della NATO, ad emanare questo piano in alcuna conferenza nazionale, evitando le Nazioni Unite, in anticipo è condannata al fallimento. La Serbia non permetterà l’esclusione del Consiglio di sicurezza e tutti i colloqui sul futuro arredamento del Kosovo e Metohija potrebbero essere condotti in base alla Risoluzione 1244, nonché tutte le decisioni dovranno essere prese nel Consiglio di sicurezza dell’ONU, è stato comunicato dal Gabinetto di Koštunica. Richiamandosi alle fonti diplomatiche a Bruxelles, l’agenzia Beta, anteriormente ha comunicato che gli Stati Uniti e la Francia ritengono che nella soluzione dello status del Kosovo, bisogna considerare una possibilità di tenere la conferenza internazionale sulla Regione, e che i partecipanti alla conferenza non dovrebbero avere il diritto a veto.


Gli Stati Uniti e la Francia ritengono che nel processo della soluzione dello status del Kosovo e Metohija bisogna tenere presente la possibilità di organizzare una specie del raduno internazionale sulla regione. Washington è dell’opinione che i partecipanti della conferenza non dovrebbero avere il diritto al veto, trasmettono i diplomatici a Bruxelles all’agenzia Beta. Come riporta l’agenzia, le fonti ribadiscono che l’idea del raduno menzionato è stata espressa dall’ambasciatrice americana presso la NATO Victoria Noland, all’incontro fra il Consiglio della NATO, la Russia e la “troika” del Gruppo di contatto, lunedì scorso a Bruxelles. Esprimendo quest’idea, essa ha detto che la conferenza potrebbe essere organizzata alla fine di novembre o all’inizio di dicembre. I diplomatici a Bruxelles affermano che Parigi ufficiale ritiene che il bisogno del raduno eventuale potrebbe essere preso in considerazione, ed organizzato nel corso dei vari mesi, dopo che il Gruppo di contatto il 10 dicembre avrebbe informato il segretario generale dell’ONU sull’esito dei negoziati Belgrado – Priština.


La procura per i crimini di guerra ha presentato la richiesta per svolgere l’indagine contro quattro ex appartenenti dell’unità "Scorpioni", che ieri sera sono stati arrestati, indiziati per i crimini di guerra contro la popolazione civile a Podujevo, nel marzo del 1999, ha comunicato la Procura. La richiesta è stata inoltrata contro Željko Đukić nominato Brko, Dragan Medić Guljo, Dragan Borojević e Miodrag Šolaja Zicko. Il procuratore per i crimini di guerra Vladimir Vukčević ha dichiarato che sono stati arrestati gli imputati per lo stesso crimine per cui Saša Cjetan è stato condannato a pena di 20 anni di carcere.  Vukčević ha affermato che mettendo agli arresti i quattro appartenenti, il caso Podujevo è stato chiuso. Come viene indicato nella richiesta dell’indagine, i quattro, essendo appartenenti degli Scorpioni, dell’unità speciale del Ministero dell’interno di Serbia, 28 marzo del 1999, a Podujevo hanno ucciso 14 civili albanesi, ed hanno ferito gravemente quattro.


Il sostituto del ministro degli esteri russo Vladimir Titov ha confermato nei colloqui di ieri con gli esponenti albanesi a Tirana una devota attività di Mosca a cercare la soluzione per lo status del Kosovo e Metohija nei negoziati Belgrado – Priština, senza porre i termini fissi e le previsioni del risultato. Titov ha scambiato le opinioni con il facente funzione del presidente del Consiglio dei ministri Gazmend Oket, il capo della diplomazia Ljuljzim Baša e altri esponenti sul tema della situazione nei Balcani, soprattutto dal punto di vista della soluzione della “questione kosovara”, ha comunicato il Ministero degli esteri russo. Durante la tornea balcanica fino al 24 ottobre Titov visiterà la Bosnia ed Erzegovina, la Macedonia, la Serbia e la Bulgaria.


Il ministro degli affari esteri di Serbia Vuk Jeremić, ha avvertito a Parigi che il patrimonio culturale in Kosovo e Metohija, protetto dall’UNESCO, è in pericolo e potrebbe essere demolito. Invece di servire come un ponte di collegamento, il patrimonio culturale serbo nella Regione è nel centro dalle intenzioni nemichevoli di albanesi kosovari, ha indicato Jeremić alla conferenza generale dell’UNESCO. Lui ha ricordato che oltre a 150 tempi della Chiesa Ortodossa serba sono stati demoliti in Kosovo e Metohija negli otto anni passati, inclusi 35 santuari durante le violenze degli albanesi estremisti contro serbi, nel marzo del 2004. Ringraziando all’Italia, Grecia, Ceca, l’Unione europea e al Consiglio d’Europa dell’aiuto per la rinnovazione e preservazione del patrimonio culturale serbo nel Kosovo e Metohija, Jeremić ha dato la promessa che le istituzioni serbe realizzeranno la piena collaborazione. Riguardo ai colloqui sul futuro status del Kosovo e Metohija, il capo della diplomazia serba ha ripetuto l’opinione di Belgrado che soltanto una soluzione compromissoria potrebbe liberare la strada a una più veloce integrazione di Serbia e della regione nell’Unione europea, cosa che per la Serbia rappresenta la priorità strategica. Soltanto una soluzione del genere potrebbe garantire la democrazia, la sicurezza e la prosperità dell’intera regione, ha rilevato Jeremić.


Il presidente del team d’azione di Serbia per la collaborazione con il Tribunale dell’Aja Rasim Ljajić, ha dichiarato che il 60 % delle capacità degli organi competenti è dedicato e fissato sulla questione dell’arresto di latitanti dell’Aja. Il fine serbo è soprattutto recuperare fiducia in Serbia, ha detto Ljajić in pausa della conferenza dedicata alla promozione del dialogo nei paesi dei Balcani occidentali a Belgrado. Ljajić ha rilevato che in questo momento nessuno possiede le informazioni se Ratko Mladić si trovi in Serbia. Alla vigilia della visita della procuratrice generale del Tribunale Carla del Ponte in Serbia, Ljajić si è auspicato che la relazione della Del Ponte sarà più positiva della precedente e che la Serbia paraferà l’Accordo sulla stabilizzazione ed associazione, e avrà del tempo sufficiente a convincere gli esponenti a Bruxelles delle intenzioni di Belgrado entro la fine dell’anno.


La polizia serba a Sremska Mitrovica, ha arrestato i quattro appartenenti degli ‘scorpioni’, indiziati per i crimini di guerra nel 1999, a Podujevo nel Kosovo e Metohija. La Corte circondariale a Belgrado ha confermato ufficialmente di aver ricevuto la richiesta a fare l’indagine contro Željko Đukić, Dragan Medić, Dragan Borojević e Miodrag Šolaja. Due anni fa’, a Belgrado, l’ex appartenente degli «Scorpioni» Saša Cvjetan è stato condannato alla pena di venti anni per l’omicidio di 14 albanesi e per aver ferito cinque bambini a Podujevo, il 28 marzo del 1999. In aprile dell’anno scorso, per la mancanza di prove, il procuratore per i crimini di guerra ha rinunciato dalla causa contro Dejan Demirović, imputato per la partecipazione allo stesso crimine.

 

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