Cultura


02.11.2004.

CRONACA CULTURALE

Gentili ascoltatori, va ora in onda la CRONACA CULTURALE preparata per voi da Milena Gluvacevic.

In un sito internet dedicato alla poesia mondiale si possono ascoltare e leggere le poesie degli scrittori- poeti serbi come Matija Beckovic, Ljubominr Simovic, Stevan Rajckovic, Miodrag Pavlovic e Milos Crnjanski...

Grazie all’organizzazione LITERATURLJERKA SITO gia’ esistente dal 2000, in internet c’e’ un indirizzo dedicato alla poesia mondiale. La sede operativa del sito internet si trova a Berlino e la sua particolarita’ e’ che i suoi utenti mentre seguono la poesia sullo schermo possono nel contempo ascoltare la voce del poeta. Le poesie possono essere ascoltate in ben 25 lingue. Il collaboratore del sito per la Serbia e’ il centro serbo PEN, e il selettore dei poeti e’ il critico letterario Gatalica.

La rappresentazione di Milos Radovic intitolata CORBA OD KANARINCA ovvero LA ZUPPA DEL CANARINO per la regia di Sanja Bestic, sara’ rappresentata il 15. novembre a Broadway.

Quest’opera parla della ragione e delle sensazioni, della pazienza e della ragione, menzionando il mondo malato di depressione. Lo scrittore Milos Radovic reputa che il principio dell’idealizzazione dell’umanita’ che ci circonda e’ l’unico motivo per cui l’uomo continui a vivere. La regista Sanja Bestic e’ nata a Belgrado e da poco tempo vive a New York. Ha lavorato in numerosi progetti drammatici e anche con l’Associazione dei teatri indipendenti.

Al museo Majakovski di Mosca c’e’ stata la rappresentazione della poesia serba del XX secolo in lingua russa. Nell’Antologia ci sono 25 poeti, ed alcuni di loro sono stati per la prima volta presentati al pubblico russo. Lo scopo di questo libro e’ quello di trasmettere la comprensione tra i serbi e i russi, due popoli molto simili fra loro e accomunati da un simile destino.

Questa grande raccolta di poesie serbe contiene 1.300 poesie di autori che hanno creato negli anni l’esistenza di un paese unito e costituito dagli slavi del sud, tra i quali troviamo Desanka Maksimovic, Dusko Radovic, Vasko Popa, Branko Miljkovic e numerosi altri poeti della Serbia e Montenegro e della Bosnia e Erzegovina. Ai versi ha lavorato il team dei poeti russi e dei traduttori.


29.10.2004.

BELLEZZE E CURIOSITA’ DI SERBIA E MONTENEGRO

LOCALITA’ ARCHEOLOGICHE FELIX ROMULIANA

Quest’autunno nella località archeologica Felix Romuliana a Gamzigrad, vicino alla città di Zaječar, in Serbia, c’è stato un gruppo di ricercatori dall’Istituto Archeologico di Francoforte, che ha fatto delle misurazioni geofisiche preliminari sulla località stessa e nei suoi dintorni, e dopo che si avranno i risultati, il progetto di ricerche sarà continuato l’anno prossimo. Questa è la prima volta che la Serbia e la Germania collaborano su un progetto internazionale in questo campo. Felix Romuliana è il Palazzo reale, uno dei più belli e meglio conservati, rimasti dall’Impero romano in questi territori, e la nostra giornalista Jelena Gligorić lo presenta a Voi gentili ascoltatori nell’odierna rubrica BELLEZZE E CURIOSITA’ DELLA SERBIA E MONTENEGRO.

Nelle vicinanze della città di Zajecar l’Imperatore Gallerio ha costruito un palazzo dedicandolo alla madre Romula, da cui tutta la località ha preso il nome di Romuliana. Gallerio era uno degli imperatori romani nati sui territori in cui attualmente si trova situata la odierna Serbia.

La costruzione cominciò sul passaggio del terzo nel quarto secolo. Dapprima vennero costruite le mura con il portone d’ingresso e 12 torri quadrate. Nel palazzo si entrava dalla direzione dell’est, cioè dalla parte da cui sorge il sole. All’interno delle mura si trovavano alcune costruzioni le cui pareti erano decorate da dipinti, mentre i pavimenti erano coperti in mosaici. E’ difficile però stabilire a quale scopo venivano usati tutti gli edifici di questo enorme complesso architettonico. Il tempio situato nella parte meridionale rappresentava il punto centrale del palazzo di Gamzigrad sia per gli ornamenti che per le dimensioni, con circa 25 metri di altezza. Le colonne, i capitelli e le parti attrono alle porte sono fatti di marmo bianco, mentre le case, le fontane, la piazza - erano costruiti secondo i più alti standard architettonici di quell’epoca.

La ricchezza del palazzo viene completata anche dal suo materiale mobile, cioè da vasi e recipienti in ceramica, bicchieri, monete. Le ricerche archeologiche mostrano che le stanze, i corridoi e i giardini erano decorati di statue di marmo che rappresentavano gli dei romani, e il posto centrale era riservato per la statua dell’imperatore e alcune delle più importanti divinità. Gli archeologi avevano avuto la fortuna di trovare il ritratto in marmo di Gallerio che apparteneva alla statua di oltre due metri di altezza.

Bisogna dire che le ricerche in questa località durano già da cinque decenni. Per molto tempo si cercava la località dove sono stati seppelliti Gallerio e sua madre, perchè questo rappresentava anche la scoperta del luogo di apoteosi, cioè della loro deificazione. Questa scoperta ha mobilitato tutti gli scienziati nel mondo che si occupano dello studio dell’Impero romano. Infatti, dell’atto di apoteosi si sapeva poco, solo dalle descrizioni rimaste conservate dagli storici greci e romani, ma di questo atto non esisteva nessun documento archeologico. Adesso, con orgoglio possiamo dire che Felix Romuliana rappresenta l’unico posto su tutto il territorio dell’ex Impero romano in cui è stata esaminata e studiata la completa località archeologica in cui veniva celebrato il rito di apoteosi, cioè di elevazione degli imperatori tra i Dei.

Secondo le annotazioni, il rito di apoteosi assomigliava ad uno spettacolo teatrale al quale partecipavano i sommi esponenti romani. Tutto veniva svolto in un cerchio, nel cui punto centrale si trovava un rogo a diversi livelli, in cima al quale veniva collocata la statua in cera dell’imperatore defunto. Attorno al rogo vi si ponevano molti doni preziosi. Con la danza si rappresentavano la vita e le opere del defunto. Nel momento in cui il rogo veniva acceso dalla gabbia veniva liberata un’aquila che simbolicamente rappresentava l’ascensione dell’imperatore tra gli dei. Nella ricca offerta turistica della Serbia, questa località diventa sempre di più l’oggetto di interessamento non solo degli esperti ma anche di tutti coloro che ammirano e rispettano il patrimonio culturale dell’antichità.


29.10.2004.

MAGAZZINO DELLA DOMENICA

In questi giorni, e precisamente il 9 ottobre saranno precisamente 150 anni dalla nascita di Mihajlo Pupin, uno dei più grandi scienziati serbi. Della vita interessante di questo geniale inventore vi parleremo nell’odierna rubrica MAGAZZINO DELLA DOMENICA a cura di Sunčica Kostov.

"In una notte d’estate, mentre tutto il paese dormiva, un ragazzino stava chino con l’orecchio accostato alla terra ad ascoltare i segnali segreti che gli trasmettevano i suoi amici coetanei dalle case vicine. Battendo con un bastone per la terra, si mandavano segnali, come con l’alfabeto di Morse, e messaggi in codici che i ragazzini s’inventavamo per mettersi d’accordo su cosa avrebbero fatto il giorno successivo. "E così, nel mio paese nativo, Idvor, è cominciata la mia carriera di scienziato e ricercatore" – ha annotato nel suo libro " Dai pascoli allo scienziato " /"From imigrant to invento"/ Mihajlo Pupin, che con la scoperta della bobina telefonica è stato il primo al mondo a rendere possibile che la voce umana , tramite i fili telefonici, venga trasmessa a distanza.

Dal suo paese Idvor, situato nelle campagne della Vojvodina, egli andò dapprima nella scuola a Pančevo, e dopo a Praga. Non essendo stato soddisfatto degli studi a Praga, ha venduto i suoi libri e l’orologio e un grande cappotto fatto dalla pelle di pecora, ha acquistato il biglietto su una nave ed è partito per l’America. Nel marzo del 1874. il ventenne Pupin è sbarcato nel porto di New York con cinque centesimi in tasca, e senza conoscere una parola d’inglese. Il suo primo lavoro era simile a quello che faceva nel suo nativo Idvor – andava a pascolare il gregge e lavorava nei campi. Successivamente cominciò a lavorare in un a fabbrica , dove uno dei capi ha notato l’agile giovanotto, e gli ha aiutato ad imparare l’inglese, greco e latino per prepararsi a sostenere gli esami di ammissione all’Università di Columbia a New York nel 1879.

All’Università i professori ben presto notarono le genialità di i Pupin, mentre tra i colleghi era assai popolare per le sue capacità sportive. Dopo quattro anni si è laureato ottenendo il Diploma dell’Università di Columbia , e lì cominciò a lavorare come insegnante.

Mihajlo Pupin, da uno degli scienziati di maggior successo all’Università di Columbia, riceve la borsa di studio per l’ulteriore perfezionamento. Così prima va in Inghilterra a Cambridge, e poi in Germania, a Berlino dove nel 1889. difende la sua tesi di dottorato. Durante il suo soggiorno in Europa, Pupin conosce e collabora con molti rinomati scienziati in vari campi , innanzitutto con matematici e fisici. Al ritorno negli Stati Uniti comincia il fruttuoso periodo di ricerca di Pupin. Dal 1894. al 1924. ha brevettato 24 invenzioni, e tanto per menzionare alcune delle più importanti scoperte di Pupin , solo poche settimane dopo i primi raggi X di Rentgen, Pupin riduce la procedura della presa di lastre delle ossa da un’ora a soli pochi secondi, eliminando in tal modo l’azione nociva della lunga esposizione del corpo umano ai raggi X (iks) durante la presa delle lastre. Così ha posto anche le fondamenta alla fotografia medicinale nel mondo. Tra le scoperte straordinarie di Pupin sono anche i detector elettromagnetici, l’antenna molteplice per la trasmissione delle onde elettriche e il sonar subacqueo. Tuttavia, la scoperta più importante di Pupin vengono considerate le bobine nella telefonia, che infatti portano il suo nome. Con questa scoperta è stato possibile trasmettere la voce umana , cioè telefonare a grandi distanze.

Per le proprie scoperte Pupin ha ricevuto numerosi riconoscimenti. Tra l’altro, egli è stato il primo uomo, nato all’infuori degli Stati Uniti che è diventato il presidente dell’Accademia delle scienze di New York. Il Laboratorio dell’Università di Columbia porta il suo nome. Pupin è stato uno degli otto scienziati presenti alla riunione di fondazione del Comitato consultivo nazionale per l’aeronautica del Ministero per la guerra degli USA, da cui successivamente prese origini l’odierna agenzia spaziale NASA. Venti università al mondo , tra cui anche quella di Belgrado, gli avevano assegnao il titolo di dottore onorario. Per la sua biografia " Dai pascoli allo scienziato" Pupin ha ricevuto il premio Pulicer nel 1923.

Questa è solo una parte della storia su Mihajlo Pupin, scienziato dei cui conseguimenti e scoperte ci serviamo a tutt’oggi, uomo che non ha mai dimenticato il suo paese d’origine - né quando lottava per la sopravvivenza, né quando divenne un personaggio celebre.


29.10.2004.

I VECCHI ARTIGIANATI / LA LAVORAZIONE DELLA PIETRA

Negli ultimi anni, in Serbia, sembra che ci sia di nuovo un ritorno ai vecchi mestieri. Molti artisti che si occupano di arti applicate come pure gli artigiani stessi cercano il legame tra la vita moderna e l’espressione tradizionale.Un tale esempio rappresenta anche Zdenka Panajotović di Beograda che si occupa della lavorazione della pietra. Servizio a cura di Milena Milivojević.

Zdenka Panajotović è ingnegnere meccanico di professione. L’idea di occuparsi dei collage in pietra le è venuta dal suo interessamento per i minerali. Ancora da bambina le piaceva raccogliere le pietre e i fossili marini che da più di 100 milioni di anni si trovano nascosti nelle profondità rocciose della montagna chiamata Stara planina - la vecchia montagna, nella Serbia orientale. Per la sua invenzione brevettata – il collage neo-bizantino - Zdenka Panajotović ha ricevuto numerosi riconoscimenti. Il suo desiderio è che questo diventi un souvenir autentico della Serbia. La sostanza del suo brevetto è l’uso delle pietre semi-preziose di media e di qualità inferiore. Di queste pietre in Serbia ce ne sono in quantità. Tenendo in considerazione la lavorazione assai difficile e molto costosa, il valore delle pietre aumenta solo dopo la lavorazione , poichè la pietra da materia prima non ha un gran valore. La grandezza media naturale è di soli pochi centimetri. La pietra non si trova in piastre, bensì in pezzetti . Applicando le soluzioni di tipo collage, su idea di Zdenka, si possono ricevere superfici maggiori nobilitate dalle pietre semi-preziose. Le pietre vengono tagliate da un coltello a punta di diamante , poichè sono molto dure e questo è il maggior problema nella loro lavorazione. Le parti della pietra poi vengono collegate in collage con resine sintetiche. Successivamente viene fatta la pulitura dei pezzi più grandi. Così si ottengono bellissimi ed unici oggetti ornamentali come piastrelle per pavimenti o pareti, bordure, lastre per tavoli, parti di lampadari o altri oggetti decorativi .

La cristallografia, tra l’altro, studia anche l’effetto positivo dei cristalli sul corpo umano, rammenta la signora Panajotović. Esistono diverse teorie sugli effetti ed emanazioni positive delle pietre sugli uomini e sull’ambiente che possono imporre in uno spazio la propria armonia e neutralizzare l’energia negativa. Zdenka Panajotović spera che il suo progetto da pioniere potrà dare inizio anche alla produzione e applicazione del quarzo a scopi scientifici ma anche quelli artistici.


28.10.2004.

PANORAMA DELLA CULTURA 

Nel Museo nazionale di Belgrado è stato presentato il Catalogo della raccolta della pittura italiana dal 14 esimo al 18 esimo secolo, da risultato della collaborazione pluriennale con la Pinacoteca nazionale di Bologna. Di questo importante progetto abbiamo parlato con uno degli autori, Tatjana Bošnjak. Un commento più ampio nella rubrica Panorama della cultura a cura di Olivera Milovanović.

Il catalogo rappresenta una pubblicazione specialistica in cui per la prima volta sono sistematicamente elaborate tutte le opere artistiche dalla Raccolta della pittura italiana dal Trecento al Settecento nel Museo nazionale di Belgrado. La raccolta veniva creata dalla fine del 19 esimo secolo fino agli anni '90 del 20-esimo secolo e oggi comprende 201 opera, appartenente al periodo dei cosiddetti «vecchi maestri».

La collezione delle opere della pittura italiana nel senso qualitativo è molto svariata. E' interessante che nel Museo Nazionale vengono custoditi dipinti che appartengono a quasi tutte le scuole regionali. Oltre ad autori meno conosciuti, o artisti accompagnanti di certe epoche, qui si trovano anche opere dalle celebri officine di Marco e Paolo Veneziano dall'inizio del Trecento, di Spinello Aretino, e anche opere dallo studio del celebre Lorenzo di Credia, Jacopo Tintoretto e altri.

Il lavoro sulla cataloghizzazione sistematica di questa raccolta molto complessa nel senso museologico, è stato molto esigente e complesso particolarmente perchè negli ultimi 100 anni, da quando è cominciata la raccolta di questi dipinti, nessuna opera è stata sistematicamente elaborata, valuta Tatjana Bošnjak. «Naturalmente, questo progetto non lo avremmo potuto realizzare nemmeno senza l'aiuto degli esperti dall'Italia che dispongono di particolari nozioni e letteratura. Il catalogo è stato pubblicato dopo cinque anni di cololaborazione con Rosa d’Amico, direttrice della Pinacoteca Nazionale di Bologna, ma anche in collaborazione e consulenze con il prof.Pupi dall'Università Ca' Foscari di Venezia e con altri ricercatori importanti », ha detto Tatjana Bošnjak.

Il Catalogo della pittura italina dal Trecento al Settecento rappresenta la prima fase nello studio di una collezione. Esso, in primo luogo rappresenta una pubblicazione specialistica, dedicata ai colleghi da tutti i musei nel mondo che si occupano dell'arte italiana di questo periodo.

In parallelo alla preparazione del catalogo, sono state scelte anche le opere più reppresentative dalla Collezione della pittura itaiana nel Museo Nazionale di Belgrado, che saranno presentate a novembre alla mostra nella Pinacoteca Nazionale di Bologna.

Il catalogo è redatto in due lingue, in serbo e italiano , e oltre a Tatjana Bošnjak e Dubravka Preradović di Belgrado, alla sua elaborazione ha partecipato anche Rosa d’Amico di Bologna . Il progetto è stato realizzato sotto l'egida del Ministero della cultura della Repubblica di Serbia, dell' Ambasciata d'Italia e dell'Istituto italiano di cultura di Belgrado.


27.10.2004.

BELLEZZE E CURIOSITA’ DI SERBIA E MONTENEGRO

I PALAZZI REALI A DEDINJE

Verso la metà del mese scorso, quando a Belgrado e in altre città in 40 paesi dell’Europa è stata tenuta la manifestazione i giorni del patrimonio culturale europeo, ai visitatori è stata organizzata anche la visita ai palazzi reali della dinastia Karadjordjević, situati nella parte residenziale della capitale, più conosciuta come Dedinje. Un grande interessamento l’hanno mostrato sia i belgradesi che gli stranieri, poichè la storia del cosiddetto Palazzo Vecchio e Palazzo Bianco è praticamente il racconto di un periodo storico della Serbia. La nostra gironalista Jelena Gligorić ha visitato i palazzi reali ed ecco che cosa ha scritto per la rubrica Bellezze e curiosità della Serbia e Montenegro.

Con l’arrivo del potere democratico quattro anni fa, dopo sessant’anni, le chiavi dei palazzi reali sono state restituite alla dinastia dei Karadjordjević e nella sua casa paterna è entrato il principe ereditario Aleksandar Secondo Karadjordjević con la coniuge principessa Catarina. Il palazzo è di nuovo diventato il luogo di raduno delle persone di maggior influenza in Serbia, e Belgrado si è avvicinata un po’ a quelle città europee con una simile storia monarchistica.

Sulla superficie di circa 130 ettari – su 90 si trovano i boschi, mentre i due palazzi e i parchi si stendono su 40 ettari. Una volta questi terreni appartenevano all’Eperchia e la famiglia dei Karadjordjević li acquistò infatti dalla Chiesa. Dopo il matrimonio con la principessa romena Maria, il re Aleksandar nel 1922. decise di costruire una villa estiva ed è questo il cosiddetto Palazzo Vecchio, progettato dall’architetto Živojin Nikolić. L’interno e i parchi, su modello dei palazzi reali di Cremlino, sono stati progettati dall’architetto russo Nikola Krasnov. La costruzione di questa residenza ad un piano, nello stile serbo-bizantino è stata terminata nell’anno 1929. La facciata è rivestita del famoso marmo bianco dalle cave dell’isola di Brazza, nel mare Adriatico, marmo che è servito anche per la costruzione della Casa Bianca a Washington. Il Palazzo Vecchio ha diversi salotti nello stile rinascimentale e barocco, i mobili autentici appartengono a diverse epoche, le pareti sono decorate da rivestimenti di lavorazione francese e risalgono a più di 300 anni, mentre nelle vitrine rinascimentali si trovano le porcellane cinesi. Sia nel Palazzo Vecchio che nel Palazzo Bianco si trovano quadri di grandissimo valore, opere degli autori serbi, veneziani, olandesi e francesi. Per alcuni dipinti si pensava a lungo che li avesse fatti Rembrant, ma successivamente è stato constatato che li hanno dipinti i suoi discepoli. La biblioteca nel Palazzo Vecchio è fatta in legno intarso e un posto visibile lo occupa il globo del famoso cartografo Cronelio dal 16- esimo secolo . La biblioteca possedeva circa 50 mila libri di grande valore, ma dopo la seconda guerra mondiale più di 35 mila libri sono stati distribuiti alle biblioteche in Serbia.

Nel pianterreno del Palazzo vecchio si trovano le stanze per il riposo, la sala per il biliardo e la sala cinematografica, che era una delle prime in Serbia. Qui si trova esposta anche la scultura di un guerriero, l’unica opera conservata della regina Maria, che non soltanto era molto amata tra i Serbi, ma era stimata anche da artista di talento .

Il palazzo Bianco è stato costruito dall’anno 1934 al ’37, su idea di Aleksandar I Karadjordjević, il cui desiderio era che questa fosse la casa privata dei suoi figli, i principi Petar , Tomislav e Andreja. Purtroppo egli non visse tanto a lungo da vedere la fine della costruzione, poichè fu ucciso nel 1934 a Marsiglia. Il primo ad abitare nel Palazzo Bianco è stato il conte Pavle che da reggente governava il paese dopo questo tragico avvenimento fino al 1941. Poi il vortice della storia ha trascinato la famiglia reale in esilio. A Londra, nel 1945. nacque Aleksandar II principe ereditario quasi nello stesso tempo quando nel palazzo Bianco entrò Josip Broz Tito. I Palazzi a Dedinje all’epoca del comunismo erano ben custoditi dagli occhi del pubblico. Con il ritorno dei Karadjordjević per sempre è stato messo il punto su quell’epoca: i palazzi vivono di nuovo, sono aperti ai visitatori e i turisti che desiderano conoscere il loro valore, e non solo quello culturale.


26.10.2004.

M. PANTIC PREMIATO DAL PREMIO I. ANDRIC

GENTILI ASCOLTATORI, i prossimi minuti sono dedicati allo scrittore serbo Mihajlo Pantić, che quest’ anno ha ricevuto il rinomato premio letterario Andrić. Segue un servizio di Mirjana Milić.

Il premio che porta il nome del premiato Nobel jugoslavo, Ivo Andrić, viene conferito ogni anno per la migliore novella o raccolta di novelle, in base alla volontà testamentare dello scrittore. Quest’anno è stato conferito per la 29- esima volta, ed il premiato è lo scrittore Mihajlo Pantić per il libro denominato SE QUESTO E’ AMORE.

Nella spiegazione della decisione univoca della giuria, tra l’altro viene detto che la raccolta premiata nel senso tematico viene definita proprio dal titolo. Si tratta del sentimento di amore che si manifesta in forme più svariate, a volte anche difficilmente riconoscibili. Si tratta dell’amore che in verità non lo è, per il quale non è sicuro che meriti di essere chiamato così. Un’altra direzione tematica di rilevanza in questo libro è l’ossessione dello scrittore con il toponimo di una parte di Belgrado - Novi Beograd. Descrivendo questo quartiere da un insopportabile "dormitoio" dal quale si va al lavoro e nel quale poi ci si torna per riposare, Pantić è riuscito a trasformare un ambiente noioso in una mitologia narrativa.

Rivolgendosi al pubblico, dopo aver ricevuto il prestigioso premio, Mihajlo Pantić ha valutato che quanto il mondo diventa più brutto e più indifferente, tanto più la storia diventa perseverante. Diventa una contrapposizione luminosa malgrado il principio della fisica che afferma che la luce non abbia nessun peso. Ricordando le parole di Ivo Andrić, che nelle sue opere ci sono anche zone oscure, ma..., Pantić ha aggiunto che proprio questo "ma" suggerisce che la storia è stata concepita nell’oscurità del mondo, ma che , qualsiasi sia l’argomento, sempre si dirige verso la luce. Bisogna parlare della luce, oserei dire solo di essa, ha concluso il celebre scrittore nel suo discorso.

Mihajlo Pantić è nato a Belgrado nel 1957. Ha scritto otto libri di racconti tra cui: LA CRONACA DI UNA STANZA, WONDER A BERLINO, IL SINDROME DI ALESSANDRIA ... E’ professore universitario e critico letterario. Ha ricevuto finora diversi premi e riconoscimenti letterari. I suoi racconti sono stati tradotti in diverse lingue straniere e si possono trovare in diverse antologie del racconto contemporaneo nazionali e straniere.


23.10.2004.

SERIALE SUL KOSOVO

Cari ascoltatori, nell’odierna edizione del seriale dedicato al Kosovo visiteremo assieme a voi la tesoreria del monastero di Decani e così arrotonderemo la storia su uno dei più importanti monumenti serbi medioevali, incluso recentemente sulla lista del patrimonio culturale mondiale dell’UNESCO. Segue il servizio a cura di Slavka Sunajko.

Per il numero di oggetti di valore risalenti ai secoli precedenti, la tesoreria di Decani fa parte delle più ricche tesorerie serbe. Il più grande gioiello della tesoreria di Decani è la raccolta di icone dall’originaria iconostasi in pietra, risalente alla metà del Trecento. Fra esse un valore particolare appartiene alla monumentale icona del protettore della chiesa – Stefan Decanski, che rappresenta la migliore opera di Longin, famoso pittore del Cinquecento. L’icona raffigura alcune scene dalla vita di Stefan Decanski, secondo la biografia di questo re scritta da Grigorije Camblak, uno degli igumeni del monastero Decani. Il re Stefan Decanski è stato raffigurato in abito di parata seduto sul trono, con le guardie, e introno ci sono diverse scene dalla biografia. In fondo è stata rappresentata la battaglia vicino a Velbuzd dove ha partecipato anche Dusan, suo figlio. Longin era un eccezionale pittore che aveva un incredibile rapporto lirico nella rappresentazione dei santi e così, prendendo spunto dalle migliori icone del Trecento, ha fatto sì che nel cosiddetto periodo post-bizantino o turco, in Serbia venga continuato il lavoro sulle icone.

Oltre l’eccellente icona di Stefan Decanski, nella tesoreria viene conservato anche una grande croce dorata regalata al monastero dal sovrano Dusan. Sulla croce è stata raffigurata la crocifissione di Cristo, con le icone della Madonna e di San Giovanni, e in fondo alla croce è stata rappresentata la sepoltura di Cristo. Questa grande composizione della magnifica croce fa parte di un’originale iconostasi in marmo e con i bordi di marmo, con le icone risalenti al periodo della costruzione della chiesa. Bisogna menzionare anche eccezionali oggetti dell’artigianato d’oro, come per esempio croci ricoperte di bronzo e d’oro, diversi bicchieri ed oggetti liturgici che testimoniano di un alto livello di artigianato artistico serbo nel medioevo.

Un valore particolare appartiene sicuramente alla biblioteca di Decani nella quale si trovano circa 170 manoscritti. Fra quelli più importanti troviamo le opere originali della letteratura serba medioevale, come per esempio la biografia di Stefan Decanski risalente all’inizio del Quattrocento, poesie lodatrici del monaco Longin al protomartire arcidiacono Stefan, nonché la traduzione del noto romanzo medioevale su Varlaama e Joasafa. C’è anche una raccolta di documenti turchi dal Quattrocento all’Ottocento che riguardano la storia di Decani.

La tesoreria di Decani è una delle poche che ha avuto la fortuna di non essere derubata, e per questo bisogna ringraziare in parte anche i rispettati duchi di Decani, famiglia albanese Ali Ljan, che da secoli, di generazione in generazione, tramanda l’obbligo di proteggere il monastero. Anche durante la schiavitù turca di cinque secoli, il monastero ha continuato la propria missione di un importante centro culturale e spirituale, anche se i suoi monaci erano perseguiti, torturati e condannati alla forca. Purtroppo, anche oggi si trovano in un’atmosfera poco gradita, questa volta a causa degli albanesi kosovari, però con la speranza, come ha rilevato il vescovo Teodosije, che vincerà la sensazione di responsabilità e la coscienza che il futuro in Europea e in un modo civilizzato non può essere costruito sulle ceneri delle chiese e sulla distruzione della cultura cristiana che attraverso i secoli ha subito numerose conquiste e distruzioni.


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